Chi arriva a Palermo per la prima volta se ne accorge presto: qui una parte importante della cucina si consuma in piedi, per strada, davanti a un banco o a una friggitoria. Il cibo di strada palermitano non è una moda recente, ma un'abitudine antica, nata per sfamare in fretta e con poco chi lavorava in città. Da Il Giardino di Ciccio, a Partinico, il centro storico di Palermo si raggiunge in circa 40 minuti d'auto: abbastanza vicino per dedicare una mattina ai sapori della città e rientrare con calma nel pomeriggio.
Panelle, crocchè e arancine: i classici da provare
Le panelle sono sottili frittelle di farina di ceci, acqua, sale e prezzemolo, fritte e servite spesso dentro un panino morbido con il sesamo. Accanto a loro ci sono quasi sempre i crocchè, crocchette di patate profumate alla menta o al prezzemolo, che a Palermo molti chiamano anche «cazzilli». Il panino «panelle e crocchè», con una spruzzata di limone, è uno degli spuntini più semplici e più amati della città.
Poi ci sono le arancine: a Palermo si dicono al femminile, e sono palle di riso fritte, dorate fuori e morbide dentro. Il ripieno più classico è al ragù con piselli, oppure al burro, con prosciutto e formaggio filante, ma in giro se ne trovano tante varianti. C'è anche una tradizione legata al calendario: il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, molte famiglie palermitane rinunciano a pane e pasta e mangiano arancine e cuccìa, un dolce a base di grano.
Sfincione e pane ca' meusa: i sapori più antichi
Lo sfincione è una sorta di pizza alta e soffice, condita con salsa di pomodoro, cipolla, acciughe, origano, formaggio e pangrattato tostato. Si trova nei forni e nelle rosticcerie, e in alcune zone della città passa ancora sulle apette dei venditori ambulanti, annunciato a voce. Si mangia a temperatura ambiente, a tranci, ed è perfetto anche da portare via.
Il pane ca' meusa è invece il piatto per chi vuole provare qualcosa di davvero tipico: una focaccina morbida farcita con milza e polmone di vitello, cotti e poi ripassati nello strutto. Si può ordinare «schietta», cioè semplice con una spruzzata di limone, oppure «maritata», con l'aggiunta di caciocavallo grattugiato o ricotta. Non è per tutti i gusti, ma è un pezzo autentico della storia gastronomica palermitana. Fra le altre specialità che potreste incontrare ci sono le stigghiola, budella di agnello o capretto arrostite sulla brace.
I mercati storici: Ballarò, Vucciria e il Capo
Il modo migliore per capire il cibo di strada è passeggiare nei mercati storici, dove i banchi di frutta, verdura, pesce e spezie convivono con friggitorie e piccoli spazi dove mangiare. Ballarò, nel quartiere dell'Albergheria, è il più grande e vivace: le voci dei venditori, le «abbanniate», accompagnano la visita dalla mattina. Il Capo, non lontano dalla Cattedrale, ha vicoli stretti e un'atmosfera più raccolta, con molti banchi di pesce e di prodotti freschi.
La Vucciria, vicino a piazza San Domenico, è il mercato più celebre per la sua storia, anche se oggi i banchi sono meno numerosi di un tempo e la zona si anima soprattutto la sera. In tutti i mercati conviene muoversi con calma, guardarsi intorno, chiedere e assaggiare: spesso sono i venditori stessi a suggerire cosa è di stagione.
Dal mercato alla cucina di casa
Una delle soddisfazioni più belle di una giornata ai mercati è tornare con la borsa piena: pomodori, melanzane, agrumi, olive, formaggi, pesce appena pescato. Se alloggiate in una casa con la cucina, quegli ingredienti diventano la cena della sera. Un piatto di pasta con le sarde, un pesce alla griglia o una semplice insalata di arance e finocchi, e la gita in città continua a tavola.
Il cibo di strada, del resto, si presta anche a essere portato via: qualche arancina o un paio di tranci di sfincione possono diventare un pranzo veloce durante il viaggio di ritorno o una merenda nel pomeriggio. L'importante è non avere fretta e lasciarsi guidare dalla curiosità.
A Il Giardino di Ciccio trovate una cucina attrezzata con piano cottura a induzione, forno a microonde, frigorifero e tutti gli utensili necessari per preparare ciò che avete comprato al mercato. Dopo una mattina fra i banchi di Ballarò o del Capo, potete rientrare a Partinico, sistemare la spesa e cenare con calma in veranda o sotto il gazebo del giardino, fra gli ulivi e i limoni, con il parcheggio privato a pochi passi dalla porta.
Dal mercato di Palermo alla vostra cucina in villa
Soggiornate a Il Giardino di Ciccio: il centro di Palermo è a circa 40 minuti, e la cucina a induzione vi aspetta per cucinare ciò che avete comprato ai mercati.